La Coalizione

Valdesi e metodisti sono cristiani che appartengono alla famiglia delle chiese evangeliche o protestanti. I valdesi sono presenti in Italia sin dal Medioevo; repressi dai poteri civili e religiosi fino alla metà del XIX secolo, solo dal quel momento hanno potuto esprimere la loro fede espandendosi in tutta l'Italia.

Coinvolti nel fenomeno dell'emigrazione hanno fondato colonie (comunità) nella regione del Rio de la Plata (Uruguay ed Argentina) e nel North Carolina (USA). I metodisti sono presenti in Italia dal XIX secolo. Nel dopoguerra entrambe le chiese hanno intensificato una collaborazione che esisteva da tempo. Nel 1979 hanno stipulato un Patto di Integrazione che di fatto le unifica in una sola organizzazione. Hanno in comune l'Amministrazione (detta per antica tradizione "Tavola valdese"), la Facoltà di teologia, il corpo pastorale ed una sola assemblea decisionale, il Sinodo.

Le chiese valdesi e metodiste sono membro del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC) e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). La presenza delle chiese valdesi e metodiste in Italia si esprime in tre settori, quelli stessi che risultano nei fini statutari della Tavola valdese: culto, istruzione e beneficenza.
Come tutte le chiese cristiane anche le valdesi hanno una attività di tipo religioso: funzioni, culti, assemblee.
Il momento centrale della vita comunitaria resta il culto domenicale con il momento centrale della predicazione dell'Evangelo, a cui segue spesso la celebrazione della Santa Cena. La predicazione è in genere affidata ai pastori che hanno compiuto studi di teologia, ma molto spesso e nei gruppi di credenti della diaspora sono predicatori laici che assumono il compito della riflessione biblica.

Particolare rilievo ha nel culto la parte riservata al canto dell'assemblea. E' noto che il protestantesimo ha sviluppato più di ogni altra religione le espressioni musicali e di canto. Alle assemblee domenicali si aggiungono però molti altri incontri, di studio biblico, insegnamento, dibattiti spesso per gruppi di età e interesse.

Organizzazione

Le chiese valdesi sono organizzate secondo il sistema presbiteriano-sinodale, che in forme diverse é seguito dalla maggioranza delle chiese evangeliche.
Si dice presbiteriano perché a dirigere la vita della comunità non è un vescovo ma il corpo dei presbiteri (termine del Nuovo Testamento che si traduce con "anziano"); sinodale perché il sinodo è l’autorità in tutti i campi della vita della chiesa: dottrinale, disciplinare, amministrativo.

L'organizzazione é retta da assemblee. Ogni comunità ha la propria assemblea che elegge il consiglio degli anziani, in numero variabile a seconda della consistenza della chiesa locale. Alcuni di essi, detti pastori, hanno l’incarico della predicazione e dell’insegnamento ma alla predicazione collaborano anche predicatori laici e all’insegnamento catechisti. I pastori si possono sposare e accedono al ministerio pastorale anche le donne.

Le chiese di una regione hanno un'assemblea regionale, detta Circuito; questi a loro volta sono raggruppati in Distretti, la cui assemblea è prende il nome di Conferenza distrettuale. Infine al sinodo generale, costituito dai deputati delle singole chiese locali, dei Circuiti e dei Distretti, spetta il governo della chiesa. Nel sinodo i pastori non possono superare il 50% dei membri dell'assemblea.

Per dare esecuzione ai deliberati sinodali e provvedere all'amministrazione ordinaria della Chiesa viene eletta a conclusione dei lavori sinodali una commissione esecutiva detta, per antica tradizione, Tavola Valdese la quale è composta da sette membri ed é presieduta da un moderatore. Ad evitare il pericolo di accentramento di poteri e di personalizzazione tutte le cariche sono a termine settennale.

Le chiese valdesi e metodiste non hanno ordini religiosi ma, come tutte le chiese protestanti, molte associazioni di volontariato a carattere laico. La maggioranza di queste sono nate nell'Ottocento nei paesi anglosassoni: Unione dei giovani, Federazione delle unioni femminili, Associazione degli insegnanti evangelici, Unione dei predicatori locali. Ognuno di questi organismi è autonomo, alcuni hanno una rappresentanza nel sinodo.

Sinodo

In base alle discipline della Chiesa valdese, questa "Chiesa è retta da una gerarchia di assemblee, aventi ciascuna un proprio ambito di competenze: l’assemblea di ogni chiesa locale, l’assemblea di ogni raggruppamento regionale o territoriale di chiese (distretto, nell’ordinamento valdese, a cui si sono aggiunti i circuiti dell’ordinamento metodista, che sono circoscrizioni più piccole all’interno dei distretti), il Sinodo, nelle sue due sessioni italiana e rioplatense" (Disciplina generale delle chiese valdesi, DV, art. 7). "Il Sinodo è l’assemblea generale che esprime l’unità di tutte le chiese. Nello svolgimento delle sue attività agisce nell’obbedienza alla Parola di Dio, come assemblea di credenti che ricerca la guida dello Spirito Santo. Esso è la massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo. " (DV, art. 27).

Esso è costituito dai deputati delle chiese locali, da un numero di pastori equivalente e dai responsabili di particolari settori di attività. Il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi è composto da 180 membri con voce deliberativa, a cui si aggiunge un numero variabile di membri con voce consultiva. Il Sinodo si riunisce ogni anno a Torre Pellice, nelle Valli Valdesi, vicino Pinerolo, in provincia di Torino, a partire dalla domenica che precede l'ultimo venerdì di agosto. Si apre con un culto durante il quale i futuri ministri, al termine dei loro studi e dopo un esame pubblico, si impegnano a servire nella Chiesa e vengono consacrati con l’imposizione delle mani.

L’assemblea sinodale, dopo aver nominato il suo ufficio di presidenza all’inizio della sessione, affronta argomenti di carattere generale riguardanti la vita delle chiese e della loro testimonianza: annuncio dell’evangelo all’interno e all’esterno in parole ed opere, quindi tratta anche temi culturali e di attualità ed esamina l’andamento delle varie opere sociali di assistenza; decide sui rapporti con lo Stato e si occupa dei rapporti con le altre Chiese (quindi si occupa di ecumenismo); naturalmente esamina anche l’amministrazione finanziaria e tutto l’operato della Tavola e delle opere che ad esso rispondono.

I suoi lavori si svolgono sulla base di un’ampia relazione presentata dalla Tavola Valdese e su quella della Commissioni d’Esame, che, avendo passato in rassegna tutto l’operato della Tavola, dell’OPCEMI, della Facoltà valdese di Teologia, ne evidenzia i punti essenziali e quelli critici. Analogo compito ha l'altra Commissione d’Esame che relaziona sull’operato di una commissione amministrativa di recente istituzione: la Commissione Sinodale per la Diaconia (C.S.D.), che si occupa delle varie opere sociali della Chiesa.

Alla fine dei lavori il Sinodo elegge le commissioni amministrative a cui compete la responsabilità di attuarne le decisioni e di amministrare i diversi settori di attività: Tavola Valdese, Comitato permanente dell'OPCEMI, Consiglio della Facoltà di teologia e Commissione per la diaconia. La Tavola Valdese, composta da sette membri e presieduta dal moderatore, è l'organo che rappresenta ufficialmente le chiese metodiste e valdesi nei rapporti con lo Stato e con le organizzazioni ecumeniche. Ad evitare il pericolo di accentramento di poteri e di personalizzazione tutte le cariche sono a termine settennale.

La Confessione di Fede

La chiesa valdese ha in comune con tutte le Confessioni cristiane le Confessioni di fede dei concili ecumenici del primi secoli della Chiesa: il Credo, il Simbolo Niceno Costantinopolitano. Dopo la Riforma, e la divisione che ne é risultata nella cristianità, le chiese evangeliche hanno sottoscritto però delle nuove Confessioni di fede che definiscono il loro modo di intendere il cristianesimo. Anche la chiesa valdese ha fatto questo in un momento particolarmente tragico della sua storia, nel 1655, quando era in corso una crociata delle truppe francesi e sabaude nelle valli del Piemonte.

La Confessione di fede del 1655 venne pubblicata per la prima volta in francese nella "Relation véritable de ce qui s'est passé dans les persecutions et massacres, faites cette années, aux églises reformées de Piedmont etc.", stampata senza indicazione d'autore e di luogo nel 1655. Accertata la data del 1655 come quella della prima edizione a stampa di detto testo, è probabile che tale Confessione di fede possa essere stata approvata nel Sinodo tenutosi ad Angrogna nel corso del 1655, dato che dalla "Apologia delle Chiese riformate del Piemonte circa la loro Confessione di fede etc." pubblicata a Ginevra nel 1662, Antonio Leger, nel riportare il testo italiano di detto documento, nell'avviso e sommario dell'opera precisa che tale Confessione di fede fu "data in luce" dai valdesi in quell'anno 1655 unitamente ad un loro manifesto. E' anche probabile che lo stesso Antonio Leger sia stato l'estensore della detta Confessione di fede. Il testo della Confessione di fede è riportato nelle versioni italiana e francese tratte dai due volumi sopra indicati corredato della lettera con cui Antonio Leger la presentava ai valdesi il 5 ottobre 1661. Nei due testi sono state operate alcune necessarie correzioni di forma. Ogni articolo è corredato dalle prove bibliche e dalle note originali che si trovano soltanto nella pubblicazione curata da Antonio Leger. Leger trascrive quasi sempre il testo dei passi biblici addotti a prova. Sono riportate però solo le citazioni delle prove bibliche, aggiornando alcuni riferimenti e correggendo taluni errori di stampa dell'edizione seicentesca. Per ciascun articolo è stata introdotta una rubrica seguendo la traccia di quelle inserite da Giovanni Leger nella edizione che egli ne fece nella sua Histoire générale del 1669.

Il culto

"Le comunità cristiane non devono mai riunirsi se non per ascoltare la predicazione della Parola di Dio... Là dove la Parola di Dio non è predicata, sarebbe meglio non cantare, né leggere, né riunirsi", con queste frasi brevi e incisive Martin Lutero esprimeva la base e il senso del culto evangelico. La predicazione della Parola di Dio è, infatti, il suo centro e la sua base. V'è spazio per il canto e per la preghiera, il riferimento alla Bibbia determina tuttavia anche i contenuti degli inni cantati e delle preghiere pronunciate. Semplicità e sobrietà sono tratti distintivi del culto evangelico che non necessita di luoghi o tempi particolari. Anche la funzione del predicatore che preside l'assemblea non ha alcun carattere sacro. La sua funzione è distinta non tanto per questioni di principio ma soprattutto per ragioni pratiche, in quanto la comunità stessa riconosce in tale persona particolari competenze in materie bibliche nonché la maturità nella fede. La struttura del culto, basata sull'alternarsi delle letture bibliche, del canto e delle preghiere può essere suddivisa in seguenti sezioni:

  • l'apertura - la Confessione del peccato
  • la lettura della Bibbia
  • la predicazione
  • la Confessione di fede
  • la preghiera d'intercessione
  • la chiusura con la benedizione finale.

La Cena del Signore è celebrata solo in alcune occasioni. In linea di principio è la comunità stessa che decide la frequenza della sua celebrazione che può variare da quattro volte all'anno fino alla frequenza mensile. Nell'ordine del culto la Cena del Signore s'inserisce tra la Confessione di fede e la l'intercessione. Le sue principali parti sono:

il racconto della sua istituzione tratto dal Nuovo Testamento

preghiera di ringraziamento (dal verbo greco eucharisteo deriva il nome "eucaristia" usato nelle chiese cattoliche e ortodosse)

  • invocazione dello Spirito santo
  • la frazione del pane e la benedizione del calice del vino
  • la distribuzione del pane e del vino alle persone partecipanti.

Anche in questo caso qualunque persona chiamata dalla comunità può presiedere la celebrazione della Cena del Signore. Tale prassi è legata alla visione biblica dei sacramenti che sono due: la Cena del Signore appunto e il battesimo. Questi segni non hanno altra funzione che rappresentare le promesse del Signore davanti ai nostri occhi e anche di esserne pegno, devono essere considerati come delle "appendici dell'Evangelo", Intese a confermare e rappresentare il suo contenuto, subordinate dunque alla Parola letta e meditata nella Bibbia, annunciata e spiegata nella predicazione. Nonostante diverse accentuazioni dottrinali rispetto alle chiese cattoliche e ortodosse il culto evangelico nella sua struttura corrisponde all'antica prassi delle prime comunità cristiane, le cui tracce sono tuttora visibili nelle liturgie di tutte le chiese. Ad esempio nella messa cattolica che si divide in liturgia della parola e liturgia eucaristica si possono individuare gli stessi elementi del culto evangelico. A parte le complesse differenze nell'interpretazione dell'eucaristia, la discordanza fondamentale è che nel culto evangelico non può mancare la predicazione, mentre nella messa cattolica non può mancare la parte eucaristica, Intesa come centro della liturgia.

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